Reiki e ospedali: la scienza e l’umanità non si fermano davanti alle scomuniche
Lettera aperta
in qualità di Presidente dell’Associazione Italiana Reiki, desidero esprimere profondo sconcerto per le recenti prese di posizione, innescate dalle esternazioni dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti, riguardo alla pratica del Reiki presso l’ospedale di Muraglia.
Definire il Reiki “spiritismo” o evocare oscure influenze non è solo un anacronismo, ma una grave forma di disinformazione. È inaccettabile che un’istituzione sanitaria debba sentirsi intimidita da anatemi che non hanno alcun fondamento scientifico né attinenza con la pratica clinica. Anzi, risulta singolare che proprio chi si richiama a una visione del mondo basata esclusivamente su dogmi, privi di qualsiasi riscontro verificabile o empirico — come l’Associazione Internazionale degli Esorcisti — si permetta di etichettare come “antiscientifica” una disciplina che, invece, opera nel campo delle energie vitali. Se c’è un ambito che sfugge completamente a ogni criterio di scientificità moderna, è proprio quello degli esorcismi: una narrativa che si pone in totale antitesi con il rigore richiesto nella ricerca medica.
Al contrario, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce ufficialmente l’importanza delle medicine tradizionali e complementari, promuovendo nei suoi documenti strategici (come la WHO Traditional Medicine Strategy) l’integrazione di queste pratiche nei sistemi sanitari globali. L’obiettivo dell’OMS è chiaro: armonizzare i dati clinici e le evidenze per offrire al paziente un approccio olistico, che non si limiti alla cura del sintomo, ma prenda in carico la persona nella sua interezza. Inserire il Reiki in questo contesto significa operare in armonia con le direttive internazionali che vedono nelle discipline energetiche un supporto prezioso per il benessere psicofisico.
Per chiarezza, secondo l’insegnamento originale della tradizione giapponese, il Reiki è composto da Rei (energia primordiale) e Ki (energia vitale, universale e personale). Non si tratta di rituali religiosi, ma di una disciplina energetica in cui l’operatore funge da canale per l’energia universale. Questo concetto trova oggi riscontro nella scienza moderna: la fisica quantistica insegna che tutto, alla base, è vibrazione ed energia. Il Reiki si inserisce in questo paradigma, promuovendo uno stato di equilibrio che è il presupposto ideale per affrontare i trattamenti convenzionali.
Questa pratica non è un’anomalia italiana, ma una risorsa consolidata a livello globale. In molti dei principali centri d’eccellenza al mondo, il Reiki è integrato nei reparti di oncologia per migliorare la qualità della vita dei pazienti. Basti citare strutture come il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, il Johns Hopkins Hospital nel Maryland o il Dana-Farber Cancer Institute di Boston, dove il Reiki è offerto come terapia complementare.
Le associazioni di volontariato che operano nelle nostre strutture – come “Noi come prima” – non stanno sostituendo la medicina, che resta l’unico presidio terapeutico fondamentale, ma stanno colmando un vuoto umano. Il Reiki offre un conforto che aiuta il paziente a ritrovare una centratura interiore, aspetto riconosciuto come determinante per il percorso di cura.
È avvilente constatare come, di fronte a un’attività di volontariato che opera in totale trasparenza, prevalga la censura dettata da pregiudizi ideologici. Chiedere di “evitare il Reiki” significa privare i malati di un supporto pacifico, piegandosi a intimidazioni che nulla hanno a che vedere con il benessere del paziente o con le raccomandazioni dell’OMS.
Come Presidente dell’Associazione Italiana Reiki, auspico che la Direzione aziendale e l’opinione pubblica sappiano guardare oltre queste polemiche, riconoscendo nel Reiki uno strumento di cura della persona, coerente con le più moderne visioni di medicina integrata e con il rispetto dovuto alla dignità e alla libertà di scelta di ogni paziente.
Cordiali saluti,
Gianluigi Costa Presidente dell’Associazione Italiana Reiki



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